Storie Italiane: Il caso GForex e GTL Trading

Nei giorni scorsi il caso GForex si è arricchito di nuovi ed inquietanti particolari, facendo sobbalzare dalla sedia più di una persona. Ma andiamo con ordine e cominciamo dall’inizio, per quanti magari non avessero mai sentito parlare di questa oscura società.

La GFOREX s.p.a. di Milano si avvaleva di una piattaforma telematica e dei servizi di trading forniti dalla società GTL con sede a Dubai. GFOREX ha comunicato ufficialmente ai risparmiatori che i loro soldi erano svaniti nel momento in cui il 18 marzo 2011 il broker GTL ha impedito a GFOREX di accedere alla suddetta piattaforma, bloccando di fatto tutte le operazioni di trading. Circa 36 milioni di dollari sono rimasti così nelle casse della GTL. Si tratta di risparmi che sono stati trasferiti in una banca alle isole Vergini.

Immaginate lo stupore di quanti, investendo magari i risparmi di una vita, si son trovati di punto in bianco con un pugno di mosche in mano. E stiamo parlando di quasi 400 risparmiatori italiani, consigliati ed indirizzati verso GForex magari da qualche consulente troppo “leggero”. Ma andiamo avanti con la vicenda che, come detto in apertura, si è arricchita nei giorni scorsi di particolari inquietanti. E da qui in poi citerò integralmente l’articolo dell’amico e collega Michele Barbera, sempre preciso e puntuale. Buona lettura.

G.

Il caso “GFOREX” che vede centinaia di italiani colpiti nei loro risparmi da un crack da 30 milioni di euro, si è arricchito in questi giorni di numerose novità che, speriamo, possano essere di buon auspicio per la risoluzione del problema ed il recupero dei risparmi.

Intanto, pare che finalmente la Banca Centrale di Dubai abbia disposto il blocco dei conti correnti e delle ricchezze mobiliari del fantomatico finanziere pakistano Mahmood Riaz negli Emirati. Si tratterebbe di una somma pari a sedici milioni di euro in valuta. Un primo passo importantissimo per il recupero all’attivo fallimentare di un sostanzioso numerario. Crediamo che questa volta le Autorità di Dubai hanno posto la dovuta attenzione alle manovre di Riaz che pare agisse sulle piattaforme finanziarie degli Emirati senza avere le necessarie autorizzazioni.

I risparmiatori vittime del gioco di Riaz, superato lo sgomento iniziale, in questi mesi hanno dato vita ad un intenso scambio di informazioni, oltre che a rendersi parte attiva di inchieste ed esposti alla Magistratura, al Ministero degli esteri, a numerosi parlamentari ed agli Organi Fallimentari. Proprio dalle ricerche delle vittime della truffa è risultato che la vicenda è molto più “internazionale” di quanto si creda e i nodi che legano la figura di Di Fonzo (amministratore delegato di “GFOREX”) a Riaz appaiono più stretti di quanto si poteva credere. Le tracce di questo strano connubio Di Fonzo-Riaz conducono direttamente allo studio notarile di Monsieur H. Hellinckx, in Lussemburgo.

Proprio in questo studio il 29 gennaio 2010, gli italiani Fabio Griglio, Alessandro Spinardi e Claudio Di Fonzo, assieme al canadese Marco Duquette ed al pakistano M. Riaz hanno dato vita alla “EQUIS S.à.r.l.” con sede sociale in Lussemburgo, Rue Beatrix de Bourbon n.11. Secondo l’atto i nostri magnifici cinque si sono fatti rappresentare tutti dallo stesso procuratore, il sig. FILIPPO COMPARETTO, impiegato lussemburghese. Sarà prassi usuale, ma sicuramente denota l’unità di intenti e l’armonia nel gruppetto dei fondatori!

La società ha per oggetto l’acquisizione e la detenzione di partecipazioni nei fondi di investimento specializzati, sotto forma di società in accomandita per azioni, qualificata come società di investimenti a capitale variabile di diritto lussemburghese. Il capitale sociale della società di puro investimento finanziario, diviso in 500 quote, è ben diviso tra i soci fondatori. Il nostro mitico Riaz ne sottoscrive il venti per cento.

La circostanza che mette in sospetto è che, secondo la versione di Di Fonzo e secondo quello che è stato accertato sino ad ora nelle indagini ufficiali, già nel 2010 i rapporti tra Riaz e Di Fonzo (rectius  tra GFOREX e GTL TRADING) erano già compromessi dalla difficoltà di “recupero” dei soldi investiti in quel di Dubai.

Ma l’elenco dei partecipanti al board lussemburghese non lascia molti dubbi: i due erano compagni di merende, ed a loro si aggiungono con toni forti anche le figure di Spinardi e di Griglio che fino ad ora erano rimasti sullo sfondo. Per non parlare del canadese Duquette, designato vice-presidente numero due della società, direttamente sotto l’egida del manager torinese Spinardi, designato quale Presidente del Consiglio di Amministrazione.

Ora nel gioco del “chi-ha-truffato-chi” a muovere le pedine non può che essere la magistratura inquirente che dovrà valorizzare anche queste nuove emergenze di caratura internazionale. Di Fonzo e compagni non possono semplicemente atteggiarsi a vittime, visto che hanno fondato persino una società di investimenti con il loro presunto carnefice. Sta a loro scegliere da che parte stare, fornendo la massima collaborazione alle Autorità ed in piena trasparenza, soprattutto sui flussi finanziari estero-su-estero che dalla Svizzera portano direttamente a Dubai.

Insomma, sgombrato il campo dalla pesante caligine degli equivoci societari, deve essere fatta chiarezza dei singoli ruoli e, soprattutto, delle responsabilità dei protagonisti di questa tristissima vicenda. Intanto all’orizzonte insiste sempre più la concreta possibilità che il tutto sfoci in una class action dei risparmiatori che coinvolga oltre le società del gruppo Riaz-Di Fonzo anche gli organismi di vigilanza italiani. Il tam-tam in questo senso si fa sempre più insistente.

Sono in molti, infatti, a chiedersi come una società come la GFOREX abbia potuto continuare ad agire nel limbo borsistico italiano, rastrellando milioni di euro, soprattutto dopo che la stessa aveva avuto importanti visite da parte degli Ispettori di Bankitalia che avevano pure mosso rilievi all’operato di Di Fonzo e compagni.

Insomma, secondo chi scrive, la questione, seppure non di pronta soluzione, pare che abbia assunto finalmente i giusti profili e la necessaria tensione mediatica, per evitare che vicende come quella della “GFOREX-GTL TRADING” possano avere dei cloni pericolosi e tossici, magari in altre parti del mondo, come l’Australia dove sembra che Riaz con la sua società abbia allungato le mani.

Ecco il link per accedere direttamente all’atto costitutivo della EQUIS sarl: ATTO COSTITUTIVO DELLA EQUIS SARL (cliccare sul sommario della Gazzetta lussemburghese alla voce EQUIS sarl).

Via | Tempo Libero

 

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2 Responses to Storie Italiane: Il caso GForex e GTL Trading

  1. michele barbera says:

    Grazie Giuseppe per lo spazio!!!
    Al solito, sei sempre attento alla buona informazione!
    Salutoni, by M.

  2. Ma figurati carissimo!

    Ospitare i tuoi articoli è sempre un piacere, anche perchè sono interessantissimi!
    A presto!
    G.

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