SIAE e trailer: facciamo un pò di chiarezza

Qualche giorno fa vi avevo riferito dell’ennesima, patetica, trovata bislacca di quell’inutile carrozzone pieno di debiti che risponde al nome di SIAE, e cioè la oramai famigerata “tassa sui trailer“. Ebbene, in questi giorni in rete è successo davvero di tutto; la blogosfera è in rivolta, i quotidiani di rilevanza nazionale come il Corriere o Repubblica hanno dato risalto alla notizia e non sono mancate iniziative eclatanti come quella di Lega Nerd, che ha rimosso dai propri 26.000 articoli i filmati che avevano pubblicato nel corso di questi anni, o di network come Horror.it che ha fatto lo stesso.

Che cosa è cambiato in questi giorni? Bè, praticamente un pò tutto. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di fare un pò di chiarezza in questo fosco e confuso panorama. Dopo la sparata della SIAE che comunicava al mondo intero, con i consueti toni minacciosi, di aver inviato un bel pò di simpatiche letterine a tutti i maggiori siti di cinema, di trailer & affini, si sono accesi i riflettori sulla questione della tassa sui trailer. 450 euro trimestrali per pubblicare un massimo di 30 trailer al mese; praticamente una follia completa, 1800 euro annuali per far pubblicità ad una pubblicità. Demenza nella demenza, follia nella follia. Tutti siamo interessati, il piccolo blog come il grande sito; ovviamente in Italia non si fa mai distinzione tra i vari soggetti, piccolo, grande, tutto fa brodo, tutto è parificato. Ma ehi, siamo in Italia e parliamo di SIAE quindi nessuno si stupisce più di tanto.

Ebbene, in un primissimo momento, quando ancora un barlume di normalità sembrava possibile si era pensato che magari linkando trailer embeddati su Youtube nulla fosse dovuto. Youtube, infatti, già paga la SIAE, e sembrava ragionevole pensare che l’obbligo venisse assolto così a monte dal grande tubo. Inutile dire che tutti eravamo in torto. Ci ha pensato il buon Punto Informatico a dirimere l’annosa questione, intervistando nientepopodimenoche Stefania Ercolani, direttore dell’Ufficio Multimedialità della SIAE.

Vi riporto le domande poste da Punto Informatico alla Ercolani e leggete bene per capire quale lucida follia alberga in chi lavora presso quella società:

PI: Costituiscono i trailer una forma di proprietà intellettuale in quanto tale da tutelare nella sua diffusione?
SE: Ci fa molto piacere che la domanda sia posta in questo modo. Effettivamente i trailer sono da considerare a tutti gli effetti come prodotti audiovisivi, oggetto quindi di proprietà intellettuale. Tuttavia, la SIAE non si occupa di questo aspetto più generale, poiché la titolarità dei diritti su questi prodotti è normalmente del produttore o del distributore cinematografico. La SIAE amministra i diritti sulle colonne sonore e quindi i siti che comunicano al pubblico trailer o video che contengono musica devono tutti ottenere una licenza per poterlo fare legalmente.
È appena il caso di ricordare che anche i produttori e i distributori cinematografici hanno concordato con la SIAE la licenza per i loro siti “istituzionali” e pagano i compensi per la comunicazione della musica nei trailer e negli altri video promozionali dei loro film.

PI: La licenza richiesta è la stessa degli operatori streaming?
SE: La licenza offerta dalla SIAE ai siti che fanno streaming di trailer è la licenza Video on Demand, che riguarda le diverse tipologie di video cui l’utente di Internet può avere accesso nel momento da lui stesso scelto. La tariffa applicabile dipende dalle caratteristiche dei video per cui se si tratta di video musicali in streaming, ad esempio, la tariffa è più elevata di quella prevista per i trailer e gli altri video di tipo cinematografico.

PI: Oltre ai trailer a quali contenuti si estende?
SE: La licenza Video on Demand riguarda tutti i contenuti video che contengono musica. Per i trailer, come soprattutto per i film interi, naturalmente il sito deve essere autorizzato dai produttori cinematografici o audiovisivi singolarmente considerati e quindi ottenere la licenza della SIAE che copre l’intero repertorio musicale. Per i film e la fiction deve essere inoltre corrisposto l’equo compenso dovuto agli autori dell’opera audiovisiva, regista, sceneggiatore, autore del soggetto e nel caso di film stranieri all’autore dell’adattamento.

PI: Si applica anche ai casi in cui un trailer non è caricato sui server del sito ma semplicemente embeddato da YouTube (considerate, insomma, una violazione di diritto d’autore anche indicare il video contenuto su un’altra piattaforma)?
SE: Le modalità tecnologiche di comunicazione dei contenuti audiovisivi sono indifferenti. Per quanto riguarda la responsabilità per diritto d’autore risulta indifferente se ciò avviene attraverso embedding o inserimento nel sito o se il sito ospita direttamente il video nella propria banca dati. Questa responsabilità sussiste per ogni comunicazione di opere musicali, sia nell’ambito di un trailer embeddato sia in video caricato dagli utenti oppure mediante ritrasmissione attraverso il sito da una qualsiasi fonte esterna.

PI: In base a quale regolamento si è iniziato a chiedere tale forma di licenza?
SE: L’obbligo di avere la licenza della SIAE per la musica dei contenuti audiovisivi promozionali, dei quali i trailer costituiscono l’esempio più diffuso, esiste da sempre in quanto, come detto, si tratta di una forma di comunicazione al pubblico. La SIAE ha stipulato accordi con l’ANICA e successivamente con l’AGIS a questo proposito per facilitare i rapporti con i produttori e con gli esercenti cinematografici e per arrivare a dare una migliore consapevolezza del problema agli ambienti maggiormente coinvolti. Abbiamo quindi condotto un monitoraggio dei principali siti di movie magazine e simili e, in base alla documentazione specifica che abbiamo acquisito, sono state inviate lettere invitando i titolari di questi siti a sottoscrivere la licenza, regolarizzando così la loro posizione. Nell’invito sono anche fornite tutte le informazioni necessarie e, ove richiesto, ci sono stati incontri per una migliore comprensione delle singole situazioni.
Resta il fatto che gli utilizzi documentati devono essere compensati per l’anno in corso. Se poi i siti lo riterranno, potranno sottrarsi dall’obbligo rimuovendo i contenuti con musica a partire dall’anno prossimo. Il nostro invito rappresenta anche l’occasione per evitare le sanzioni di legge, poiché la licenza deve essere chiesta preventivamente e non successivamente all’uso della musica.

Quindi in soldoni, e come già anticipato, se intendete pubblicare un trailer o un video che contenga della musica, sappiate che dovete sottoscrivere l’apposito accordo con i simpaticoni della SIAE. Che, per inciso, sono quelli che anni fa fecero un blitz in una festa fatta per i bambini di Chernobyl per questo motivo:

La Siae ha fatto una multa di 205 euro a 14 bambini di Chernobyl per violazione del diritto d´autore. I piccoli, di età compresa tra i 7 e 12 anni, avevano preparato un piccolo spettacolo per dire grazie alle famiglie da cui erano stati ospitati. Con una canzone in bielorusso. Le piccole casse di un computer portatile diffondevano una canzone popolare. E loro, sulla base musicale, avevano iniziato a cantare le prime strofe per salutare le persone che si erano prese cura di loro per quasi un mese.

Ci va giù duro, giustamente, anche Paolo Attivisimo, che sul proprio blog non le manda a dire alla SIAE. Vi invito a leggere il suo articolo che già dal titolo è tutto un programma:

C’è la cretinaggine. C’è la demenza. C’è l’idiozia. Poi c’è la SIAE: 1800 euro per pubblicare nei siti gli spot dei film

Senza dimenticare, tra le altre malefatte, anche la vicenda del famigerato bollino SIAE, obbligo che allo stato vige solamente in Portogallo e Romania. Se poi, arrivati a questo punto, non siete ancora abbastanza nauseati da questa storia, vi invito in primis a scaricare questo studio condotto dall’Istituto Bruno Leoni sui costi e sulle inefficienze generate in Italia dal monopolio SIAE. E per completare il quadro deprimente fin qui dipinto anche a leggere un ulteriore articolo a cura del collega Guido Scorza, dall’emblematico titolo “Sprechi di Stato: il caso SIAE“.

Ma davvero dobbiamo ancora sopportare questo dannoso, inutile, controproducente carrozzone? Per quanto mi concerne io sono già in pace con la mia coscienza; da anni mi sono imposto di non comprare mai nulla che porti il bollino siae. I miei acquisti li faccio da tempo immemore via internet all’estero, che si tratti di film, musica o videogiochi. Tutto pur di non dare 1 centesimo a questi soggetti. So benissimo di essere solo una goccia nell’oceano, ma mi piace pensare che certe volte le gocce riescono perfino a scavare la più dura delle montagne.

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5 Responses to SIAE e trailer: facciamo un pò di chiarezza

  1. Uriel says:

    Oltre i confini della realtà.

    Parecchio oltre.

    O_o

    • Uriè, come la storia recente ci ha insegnato, credo che in quel posto la soglia della decenza si sia persa da un bel pò.

      Ciò non toglie che ritengo che sia giunto il momento che qualcuno dica a questi signori che adesso han pisciato davvero fuori dal vaso.

      A tirar sempre la corda, questa, prima o poi si spezza.

  2. Pingback: SIAE e trailer: facciamo un pò di chiarezza | Viewtiful Blog | La SIAE si inventa la tassa sui trailer (e internet tutta) | Scoop.it

  3. Danjel Ricci says:

    Questo dimostra come non ci sia limite alla m***a, nel nostro bel-… Pessimo paese.

    Poi ti dicono: “Ma sei deficente, perché ti vergogni di essere italiano? Dovresti esserne fiero aho!”
    Siamo govrnati e guidati dalla mafia pubblica, organizzata e legalizzata, ditemi come posso essere io fiero di vivere in un paese retrogrado e medievale come questo.

  4. Ah bè per quanto mi concerne è da un pò che sto cercando di realizzare un concreto progetto di emigrazione. Premesso che mi sento cittadino del mondo, di essere italiano non solo non mi interessa proprio nulla ma non vedo perchè dovrei andarne fiero.

    Si è vero, i problemi esistono in qualunque parte del mondo, però è anche vero che in qualunque altra parte del mondo in genere i problemi si AFFRONTANO. Cosa che invece in questo paese non si fa da un cinquantennio. Con il risultato che la politica si è mangiata il mio futuro, quello dei miei figli e quello dei figli dei miei figli.

    Quindi in virtù di cosa io dovrei rimaner qui? Poi, vedi anche storie come questa dove si consente ancora ad un gruppo come la SIAE di operare indisturbata e capisci bene che questo paese non ha davvero alcuna speranza.

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